NOTAIO: condanna al risarcimento in forma specifica

Il notaio che omette di comunicare l’esistenza di precedenti iscrizioni ipotecarie può essere condannato alla cancellazione delle stesse

Cassazione civile sezione terza | 16.01.2013 | n° 903

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Ove il notaio rogante dichiari libero un bene che risulta, invece, gravato da ipoteca, il risarcimento del danno conseguente può essere disposto anche in forma specifica, mediante condanna del notaio alla cancellazione della formalità non rilevata.
A tal fine è però necessario che vi sia il consenso del creditore procedente e che il relativo incombente non sia eccessivamente gravoso, sia per la natura dell’attività occorrente, che per la congruità, rispetto al danno, della somma da pagare.
In questi termini si è espressa la Corte di Cassazione, nella sentenza n. 903 del 16.01.2013, intervenendo ancora una volta sul tema della responsabilità del notaio per omesse od incomplete visure ipocatastali.
La decisione trae lo spunto dalla domanda risarcitoria formulata da due coniugi nei confronti del notaio che li aveva assistiti nell’acquisto di un appartamento, il quale aveva omesso di comunicare l’esistenza di precedenti iscrizioni ipotecarie gravanti sull’immobile.
Siffatta omissione aveva determinato un danno in capo agli acquirenti, consistente nello svincolo del finanziamento ottenuto dagli stessi in funzione dell’acquisto dell’immobile, oltre che nella loro esposizione al pagamento delle rate sia del proprio mutuo che dei mutui contratti dalla venditrice.
A parere dei giudici di legittimità, nel caso di specie, erano ravvisabili i presupposti della responsabilità professionale del notaio (cfr. in argomento Cass. n. 16905/2010, n. 25270/2009; n. 25050/2008), avendo quest’ultimo violato l’obbligo di fornire una corretta informazione alle parti e alla banca mutuante in relazione agli oneri gravanti sul bene oggetto del contratto, e risultando altresì configurabile un danno in capo agli attori, consistente nello stesso fatto di trovarsi in una posizione ipotecaria più gravosa rispetto a quanto legittimamente si aspettassero.
D’altra parte la Suprema Corte precisa che, se da un lato non può negarsi che il notaio officiato di un atto comportante il trasferimento di un immobile, ove sbagli le visure ipocatastali, possa essere condannato a titolo di risarcimento in forma specifica a procurare la cancellazione della formalità, dall’altro è però necessario che tale risarcimento in forma specifica presupponga la possibilità di ottenere il consenso del creditore procedente e che l’incombente non risulti eccessivamente gravoso per l’obbligato sotto i profili dell’attività da svolgere e della congruità, rispetto al danno, della somma da pagare (cfr. sul punto Cass. n. 14813/2006; n. 14813/2006; n. 1339/2004).
Sulla scorta di tale insegnamento, gli Ermellini hanno perciò ritenuto di accogliere la censura mossa dal notaio ricorrente alla pronuncia della Corte territoriale, nella parte in cui la stessa, condannando il professionista al risarcimento del danno in forma specifica, aveva del tutto omesso di verificare la sussistenza delle condizioni richieste dall’art. 2058 c.c., trascurando di motivare sulla possibilità del notaio di ottenere la cancellazione dell’ipoteca e circa la non eccessiva onerosità della soluzione.

Pertanto, a fronte della mancanza dell’accertamento in parola, la Suprema Corte ha cassato la pronuncia impugnata (nei limiti dei motivi accolti) con rinvio della causa alla Corte di merito, in diversa composizione.


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Numero Protocolo Interno : 25/2017