NOTAI: il professionista che leva protesto illegittimo deve risarcire il danno anche se rettifica l’errore

L'imprenditore protestato illegittimamente subisce danno d’immagine

Corte di Cassazione | 14.02.2014 | n° 3427

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È tenuto al risarcimento del danno il notaio che abbia indebitamente levato protesto cambiario nei confronti di un imprenditore, anche se ha cancellato e rettificato l’errore.
 
Il danno di immagine comporta, per l’imprenditore protestato illegittimamente, il rischio di avere maggiore difficoltà nell’accedere al credito.
È quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, terza sezione, con la sentenza n.3427 del 14/02/2014.
Nel caso di specie, un notaio levava un protesto cambiario nei confronti di un imprenditore che in realtà non aveva alcun inadempimento da giustificare.
Il professionista, veniva pertanto convenuto in giudizio dinanzi al Tribunale da parte dell’imprenditore, il quale chiedeva il risarcimento del danno d’immagine ricevuto a causa del protesto stesso. Il notaio, dal canto suo, riconosceva l’errore ma si giustificava affermando di aver prontamente provveduto a rimuovere il protesto e sostenendo che in ogni caso l’imprenditore non aveva presentato alcuna prova a dimostrazione del danno subito.
Il Giudice di primo grado, pur riconoscendo l’esistenza del danno, rigettava la domanda di risarcimento affermando che l’attore non aveva presentato le prove necessarie ad accertarne l’entità e liquidare una somma a titolo di risarcimento.
La questione si era quindi spostata dinanzi ai Giudici d’Appello, i quali, a difformemente al magistrato di prime cure, riconoscevano la sussistenza di un danno ingiusto e liquidavano in via equitativa, ai sensi dell’articolo 1226 c.c., un risarcimento all’imprenditore per il danno d’immagine subito.
Il notaio presentava, dunque, ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione lamentando, ai sensi dell’art. 360, comme 3 e 5, c.p.c., la violazione e falsa applicazione degli artt. 12223, 1226, 2043, 2056 e 2697 c.c., nonché l’insufficienza della decisione circa il fatto decisivo.
La Corte, tuttavia, ha confermato la sentenza del giudice di merito.
Secondo i Giudici di piazza Cavour, infatti, la Corte territoriale ha fatto buon uso dell’articolo 1226 c.c. (che prevede, lo ripetiamo, la liquidazione equitativa del danno) proprio perché, dovendosi considerare pacifica l’esistenza del diritto al risarcimento, il rigetto della domanda si sarebbe tradotto in “un inaccettabile non liquet“. Tra l’altro, la questione era ormai coperta dal giudicato, perché il notaio non aveva impugnato la sentenza di primo grado nella parte in cui si riconosceva comunque la sussistenza del danno.
Il Supremo Collegio rileva, inoltre, che la levata del protesto causa inevitabilmente un danno per l’imprenditore, e non solo d’immagine. Questo perché in un mercato basato principalmente sul credito, l’imprenditore protestato potrebbe trovare maggiori difficoltà nell’accedere allo stesso, con la possibile negazione o riduzione di futuri prestiti o, specularmente, con richieste immediate di esazione di crediti magari neppure scaduti.
Per tutti questi motivi la Corte ha rigettato il ricorso.

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Numero Protocolo Interno : 41/2017